1984 : “Sì, quelle lì sono di Modì”
Invece no.

Nell’estate del 1984 Livorno fu travolta dalla ricerca frenetica , affannosa e molto speranzosa di alcune sculture di Amedeo Modigliani presumibilmente gettate in un fosso dall’ autore stesso poco prima di recarsi a Parigi .
Una volta rinvenute e riconosciute “assolutamente autentiche”, da personalitá come Giulio Carlo Argan, vennero esposte alla mostra per il centenario della nascita del famoso Modigliani , curata da Vera e Dario Durbè .

Poche settimane dopo : la beffa. Tre ragazzi , un martello , un trapano elettrico e un po’ di arguzia avevano messo in crisi il mondo dell’arte . La foto che li ritraeva mentre gettavano in acqua le loro sculture fu la prova schiacciante dell’inganno .

Il rapper Caparezza ci racconta a distanza di 30 anni questa incredibile ed esilarante storia nel suo album Museika con la canzone Teste di Modì con cui elogia l’impresa capitanata da Pietro Luridiana .

Non potevamo non ricordare questi eventi alla luce dello scandalo Genovese di questi giorni che ha sempre per protagonista il povero Amedeo Modigliani.

La storia sembra ripetersi e lo sfortunatissimo scultore e pittore livornese non sembra trovare pace neanche nella sua tomba .Siamo di fronte all’ ennesima bufera mediatica: 20 su 21 dei quadri esposti a Palazzo Ducale da Luglio del 2017 sono stati dichiarati dei “falsi grossolani” .
I due critici e studiosi di Modigliani Mark Rossellini e Carlo Pepi accusano la maxi truffa e la perizia di Isabella Quattrocchi la perita nominata per valutare i Modigliani, mette in luce circostanze anomale nel tratto e nei pigmenti usati sui dipinti .
Siamo di fronte all’ennesimo giallo artistico, in cui l’ unica vera vittima sembra essere il grande Modigliani, l’artista dai lunghi colli e dagli sguardi vuoti che sicuramente non aveva bisogno di uno scandalo mediatico per acquisire notorietà.

di Francesca Giuseppini