Sughero è tornato, quasi come in un red carpet, si è voluto subito regalare un appuntamento lancio, uno di quei viaggi che fa rumore proprio per dirvi “Siamo Tornati!”.

Siamo stati a Montalcino terra di Brunello, un vino elegante che valorizza un clone del Sangiovese, trasformandolo in qualcosa che va oltre la quella bottiglia e quel calice da degustazione.

Brunello è infatti prima di tutto un brand, divenuto tale grazie al lavoro in vigna e mediatico delle tante, anzi tantissime aziende che operano in questo territorio, che attualmente sono più di 200 aziende, molte delle quali di piccole dimensioni che ancora mantengono un’organizzazione di tipo familiare.

L’attore principale è sicuramente il Consorzio Brunello di Montalcino, formato da 203 produttori imbottigliatori, che fin dalla sua costituzione nel 1967 ha contribuito in maniera sostanziale allo sviluppo e alla diffusione di questo brand nel mondo.

Già nei pressi di Montalcino, si inizia a percepire di star per entrare in un contesto del tutto nuovo, in cui l’idea del vino si coniuga con una grande vocazione turistica principalmente rivolta agli arrivi internazionali. Quest’area infatti sembra un grande parco a tema: cantine ovunque che plasmano l’immagine del territorio caratterizzato dalla regolarità dei vigneti ben ordinati e da un frenetico via vai di pulmini di piccole dimensioni, che trasportano popolazioni provenienti da ogni parte del mondo, qua e la per cantine e ristoranti.

Montalcino di fatto ti trasporta all’interno di un lungo viaggio in vigna, che ti mostra chiaramente cosa si intende per “enoturismo”.

Al netto di tutto, c’è la costante in ogni cantina potrete assaggiare prodotti di grande qualità. Qui infatti lo standard è davvero alto, anche grazie ad un lavoro attento dei vari produttori ognuno bravo a difendere il proprio ruolo.

Tuttavia, anche in questo caso, è doveroso premettere che, sebbene il brand mondiale richieda un vino che vada in qualche modo incontro alle esigenze del cliente, non mancano esperienze importanti decise a rivendicare un’identità. Complice sicuramente le ridotte dimensioni aziendali di alcuni o le peculiarità dei suoli, così differenti tra vigne vicine.

Per il resto, è una meta da visitare e apprezzare, partendo preparati ad un approccio alla cantina un po’ diverso, a tratti molto più commerciale, ma che ci porta a scoprire cosa c’è dietro alla nascita di un marchio che ha conquistato tutto il mondo.

Nelle prossime settimane ci concentreremo su qualche esperienza specifica, raccontandovi di alcuni amici che abbiamo incontrato in cantina.

A presto,

Stay Wine, Stay Sughero!

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